Nichts Schönes, nichts Neues

Considero un privilegio essere ancora in grado di frapporre tra me e il mio dovere un sottilissimo velo di ascolto interiore, tale da strapparmi alle laceranti implosioni che l’angoscia lasciata accumulare mi procura e così resistente da permettere di aggrapparmici ogni qualvolta il ronzio assordante della routine tenti di afferrarmi la testa e di trattenerla sotto il filo delle sue turbinose acque, solo superficialmente calme e indifferenti.
Questo è uno di quei momenti ma una leggera delusione ed il chiacchiericcio congestionato della gente mi stanno impedendo di vedere oltre: certo sono fermamente convinta di voler distruggere quest’occlusione simile al velo di Maya, per godere della vista offertami istantaneamente dall’avvolgimento prodotto dal primo di questi metafisici velami cos disordinatamente chiamati alla mente.
La falsa dedizione che profondo in quello che può non a torto essere definito ‘il mio lavoro’ – o che io per la prima volta percepisco come tale – è il frutto di un sincero sforzo di abnegazione, miseramente fallito, o destinato ad esserlo. Nonostante cerchi di concentrare la mia attenzione sui problemi e le questioni che ora mi competerebbero (e da mesi, per giunta!), non vi riesco più con la duttilità di un tempo.
Compulsivamente scaccio dalla mente pensieri, i più vari, nel tentativo di liberare il cervello da ogni allettante elucubrazione mi possa distogliere dalle tematiche che ogni giorno mi vengono crudelmente calate dall’alto di un abissale soffitto di cui non riesco a scorgere nessun fine.
E complusivamente fallisco.
. . .
La sorpresa premeditata riprende abbagliante un metro dopo il dimenticato.
L’umana idea del Caso può essere sconfitta con un’incrollabile speranza nell’impossibile: esso trova la forza di essere traslato nel reale, di concretizzarvisi con le sue epifanie, in mezzo alla folla o sopra un ponte gettato là dove l’oceano che circonda la Pangea del Pianto è più stretto.
L’istmo delle mie incertezze si scioglie non per dileguarsi ma per dilagare non visto, simile alla laguna che inizia a risalire gli interstizi delle pietre nella Piazza dove il popolo ignaro festeggia convenzioni (e così facendo si aggiudica la sua piccola rivincita sulla miseria quotidiana), portando lo scompiglio, prima, ed il semplice panico, poi.
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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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