Epopeya donostiarra, o sea diálogos sobre el oceano

Qualche ora dopo sbarco a Donostia con tanta nostalgia della Francia – e non so perché. Nella città più turistica dei paesi baschi, che non perde la sua peculiarità neppure in inverno, a differenza di Biarritz, con cui se la gioca, non è facile capire dove mi trovo. Lo spirito del luogo, vorrei dire.
Passeggiando lungo il mare, al buio, la spiaggia è nera, piena di legni che scorgo appena. I cani, con i loro padroni, non smettono di frequentarla nemmeno di notte. D’inverno la spiaggia è loro possesso.

Cosa muove il mare se non soffia una bava di vento? Le onde rumorose e sorde sbattono regolari sulla battigia. Tutto è nero, ad eccezione di un bagliore che viene da oltre il monte Ulia. Non capisco se siano lampi di una tempesta lontana, un faro di cui non conosco per certo l’esistenza o i miei stessi occhi colpiti da degenerazione maculare precoce.

Cammino lungo il lungomare rialzato. Mi separano dall’oceano numerosi scogli e un alto muro oltre la fine del quale mi trovo, rialzata, a una manciata di metri sul livello del mare. Di colpo sento da lato un boato, come una bomba in esplosione, massiccia, e una cascata di acqua bianca mi crolla davanti abbattendosi sull’asfalto. Come sempre, dallo spavento, ho fatto un balzo dal lato opposto al rumore che se fossi in grado di replicarlo a richiesta potrei essere olimpionica di salto in lungo da ferma.
L’oceano è spaventosamente grande e forte e capisco di averne paura. Se cadessi dentro, anche solo a 50 metri dalle rocce? O anche solo a 5 metri? Le onde da lontano sembrano onde, ma da vicino solo incessanti muri d’acqua. E l’uomo è così piccolo.

Ieri camminavo sulla battigia dell’Altantico. Le onde della marea crescente non erano molto forti. Ma quando arrivano quelle più potenti, cariche di qualcosa che viene dal centro del mare, certo non possono portarti via con loro, se colpiscono basse, ma possono portare via tutto da sotto i tuoi piedi. Addentano la sabbia e la aspirano come murene, trascinando via la terra su cui pensavi di poggiare. Il mare è più infido di quanto una sirenetta di laguna possa pensare. iCuidado!

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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