Tolosa vol.1

Saranno due anni che dico di andare a Tolosa – forse di più. Alla fine ci sono arrivata un po’ per caso e un po’ per forza. Non che non ci volessi più andare, ma come primo viaggio mi ero immaginata altre condizioni e altra compagnia. Ma pare che per i Paesi Baschi, in via economica, di questi tempi l’aeroporto più vicino sia proprio quello di Blagnac.

La prima cosa che incontro è gente che incredibilmente capisce quando parlo in francese. La seconda un autista di bus con due occhi blu mediterranei che per un attimo ho difficoltà ad articolare ‘oui’. Oui, c’est ça, anzi. Mi acquatto verso la metà del bus finché dal fondo non mi arrivano ai piedi due valigie, scivolate in avanti a causa di una frenata, sopra cui rotola una ragazza che si era goffamente gettata dietro di loro per evitare che arrivassero fin dall’autista. Questa fille, vestita accuratamente di fucsia con un gran cappello a tesa molle larga, nonostante sia finita carponi in mezzo al bus (pulitissimo – aggiungo), ride come una pazza, di gusto, e ridendo urla desolée desolée. Ride tipo tutto il bus, ma gentilmente.

Alla fermata di St.Cyprien sento che so dove andare. Naturalmente piove. Pont neuf. La Garonna è nera e LARGA e si sente che respira. Il était temps, peut-être.

Giunti oltre incontro un agglomerato vociante e giulivo, à Le Filochard. Nur zur Erinnerung(NZE). Dicono si vada a bere roba bretone, lì dentro. J’sais pas moi.

Sotto lo zaino di dieci chili non posso fare l’inchino che vorrei, penso avvicinandomi al Capitolium. Quando ci arrivo però è più piccolo di quanto mi aspettassi – salta l’inchino. Prendo rue du Taur fino a quando mi fermo in mezzo alla strada con la bocca aperta: St. Sernin est là. Con le sue guglie, con le sue volte, con le sue decorazioni, con i suoi volumi eleganti, sacra anche se non fosse una chiesa, adorabile anche se non fosse la seconda tappa più importante del Camino dopo Santiago stessa.

Adesso posso perdermi. Infatti mi perdo. Sono a meno di un km dall’ostello ma ci metto mezz’ora, forse più a trovarlo. Arrivo sudata, con un francese non dei migliori (va di mezz’ora in mezz’ora, come certe connessioni wi-fi) e trovo un messinese all’accueil. Lui mi si rivolge in quello che a me pare siciliano, io a lui in francese: evidentemente non funziona né in un verso né nell’altro – passiamo all’italiano (ma non ditelo ai francesi, magari l’han preso per occitano).

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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