Il bombardamento di Treviso (67° commemorazione)

Il nonno prima di morire mi diede questo piccolo libriccino di carta ingiallita, stampato in poche copie nel 1947. Era un suo caro ricordo e mi disse di leggerlo e restituirglielo, ma ce l’ho ancora io e ne vado gelosa. E’ una raccolta di poesie che furono scritte da Silvio Barbisan il giorno in cui Treviso fu bombardata, il 7 aprile 1944 (fin da piccola mi hanno sempre detto che lo fecero perché credevano tutti che Mussolini fosse in un albergo vicino alla stazione, al Cuor, ma le versioni sono molte e non le credo veritiere). Nel preambolo l’autore dichiara di non averle scritte per le stampe, ma di essersi convinto a pubblicarle solo dopo anni di insistenze da parte degli amici. Oggi ricorre la 67esima commemorazione di quel maledetto Venerdì Santo di morte, e per questo riporto qui sotto due delle mie poesie preferite, tratte da “Il bombardamento di Treviso” (il secondo è solo uno stralcio dal componimento Al Sile).

Canta rosignolo

E canta allegramente, o rosignolo;
gorgheggia sempre e non stancarti mai,
mentre più sù, nel Ciel, compatti, in volo,
altri van, seminando stragi e guai.

E paion calmi in quell’immenso stuolo,
ma se tu taci un po’, fra poco, udrai
fragor d’inferno e rombi e schianti e duolo
dell’inuman più forti: or lo vedrai.

Io t’odo sì, ma sento più feroce
quel sordo rombo che dall’altro viene
che ogni altra toglie all’aura lieta voce.

In tanto strazio, a te, cantar conviene,
giacché non sai qual sanguinante croce
all’uomo sta per togliere ogni bene.
(Sera del 7 Aprile 1944)

 

…O Sile, amato Sile:
le sponde doloranti
che l’acque calme vider rosseggiare
de l’innocente sangue,
son testimoni del tuo gran dolore.
E, pure, un giorno, questa tue Treviso,
verrà riedificata
di prima ancor più bella,
ma non sarà più quella
che ci cullava un dì.
Restar così non può
l’amata tua città.
Lei rivivrà feconda
bagnata dalla placida tua onda.
La sua bonaria gente
le ridarà i colori:
olezzeranno i fiori
e tu sarai lor re!
Tutto risorgerà, come un incanto
e rivedremo sotto nuovo manto
palagi, case, torri e monumenti,
ma sempre vivo in noi pur resterà
caro il ricordo, e mesto, degli assenti!
(22 Aprile 1944)

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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