Pendolari d’inverno

Binario 6. Salgo le scale, timbro il biglietto, trovo la mia posizione lungo il binario. Fa freddo. Sono le 7 del mattino, manca qualche minuto. La gente attorno a me aspetta il treno delle 7. Sono tutti infreddoliti e indolenti. Un uomo accanto a me sta in piedi, le braccia lungo i fianchi, i pugni stretti attorno ai manici delle due borse che tiene, parte per parte. E’ rigido, gli si legge sotto il cappello che dentro di sé non ha altro che il ricordo di com’era fino a mezz’ora fa trovarsi sotto le coperte, al caldo nel proprio letto. Tutti qui si proteggono dal freddo, dalla nebbia e provano  lo stesso doloroso desiderio di potersi trovare ancora nei propri letti. Non c’è nessuno che apra bocca. Tutti salgono in silenzio sul treno fumante, si siedono in angoli diversi del vagone, rannicchiati, concentrati, per continuare il sonno interrotto, cercando l’insensibilità.

I pendolari delle 7 del mattino, in inverno, assomigliano ad un vagone di deportati.

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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