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C’è qualcosa che non va. Mi sveglio al  mattino e penso che “oggi si va allo stadio” – anche se questa volta lo penso un po’ con angoscia, perché sono già d’accordo con degli amici che non ci sono mai stati, ho già preso i biglietti spendendo più del solito perché loro volevano la tribuna coperta, etc quindi ho una serie di “legami” che normalmente non ho durante le partite e questo mi secca, perché so che non mi godrò il match con la solita selvaggia concentrazione che non ha nulla di cui preoccuparsi tranne i 15 uomini vestiti di bianco e verde in campo.
Comunque c’è qualcosa che non va, perché non può essere questo il primo pensiero del mattino. Non può nemmeno essere che sia l’ultimo pensiero della sera, e che io provi non una sorta di gelosia ma piuttosto qualcosa che si avvicina ad un senso di protezione per la mia squadra. Perché mi sconvolge assistere alla trasformazione gigante che il movimento attorno al rugby trevigiano sta subendo da un mese,  ovvero da quando siamo stati accettati a giocare il campionato anglosassone, la Celtic League.
Una volta non c’era quasi nessuno allo stadio, era impensabile vedere i biglietti esauriti. Oggi invece è una possibilità da prendere seriamente in considerazione.
Ieri – un giorno prima del match – mi sono perfino dovuta preoccupare di andare presso gli uffici della Ghirada a comprare i biglietti in prevendita… ed ho trovato davanti a me una fila di persone con lo stesso scopo, che mi hanno fatto fare 25 minuti di coda, con una ragazzina di 9 anni dietro di me, che continuava a saltare e mi ha pestato i talloni due volte. Il fatto che non mi sia voltata imbestialita verso di lei o verso la signora che era con lei è dovuto solo al fatto che per sua fortuna gioca a rugby e viene dall’Australia. Ché da quando ho messo gli occhi su Luke, chiunque dica Australia è come se dicesse una parola magica grazie alla quale diventa, per me, intoccabile.
Luke è proprio bello. O, meglio, no: non è proprio bello, perché ha un viso strano – non esattamente “bello” – e degli occhi che non hanno nulla di particolare. Però, suvvia, lo sapete come sono io: lui è Luke McLean, gioca ala o estremo, è bravo, è in nazionale, è giovane (1987, credo) e gioca bene. Come volete che io possa mai reagire? E’ naturale che mi piaccia. Dalla sera che l’ho visto al Bottegon con Gonzalo Garcìa, poi, mi sono in un certo senso impuntata! Perché poi voler andare a Tolosa per dei mesi, per cercare Médard, quando non riesco nemmeno a trovare un McLean qualsiasi (!) in una città molto più piccola, in cui conosco molte più persone – tra cui dei rugbisti – ed in cui lui è meno famoso di quanto Médard lo sia in casa sua? Dovrei almeno dare la caccia a McLean in un modo decente… ma non lo so fare.
E poi, mi dico, come può un ragazzo del genere a non essere fidanzato? Lo sarò per certo! E’ “ricco”, è “famoso”, è un bel ragazzo con un fisico spaziale, gioca nel miglior team italiano… what else? 

 

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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