Lettera a un nome di fantasia

Caro Aurelien,
se questa fosse una lettera di carta avrei già scritto tre incipit diversi, e li avrei tutti
cancellati con una riga, con la matita scura dalla punta grossa con cui starei scrivendo.
Il punto di questa lettera è – lo so già, non c’è bisogno che la scriva e poi la rilegga –
dirti che mi manchi. Farti capire quanto, ed il modo, è altro conto, e forse ci proverò, e
forse non ci riuscirò. Ma fintanto saprò che tu mi leggi, mi sentirò meglio, così come mi
sento un po’ meglio ora, mentre scrivo, al pensiero che tu leggerai queste stesse righe sciocche.
E’ l’illusione di stare parlando con te. (Lo sai che non sono una che ti chiama al telefono, per dire
niente, sperando che tu abbia da dire qualcosa, qualcosa che magari in quel momento non ti verrà in mente, forse anche perchè avresti da fare…)
Questo weekend è finito in modo meschino. Ho preso tanto sole in faccia, con tutta quella neve rifrangente, sui monti, e poi sono tornata a casa, quasi apposta per vedere la replica della partita di ieri. Come tutti, sapevo che avreste vinto; ma volevo vedere come (e se) i miei si erano saputi difendere.

Il risultato unico che ho ottenuto assistendo a quei 90 minuti davanti allo schermo, mentre
i miei occhi si chiudevano? Mi è venuto male a vederti. Potrei dipingere i segni che hai sul volto quando giochi, quei canali che partono da sotto i tuoi occhi e attraversano le guance. potrei scavarli su una testa d’argilla fresca. Forse dovrei, perché mi farebbe bene, mi curerebbe questa spina che ho nei polmoni a ogni respiro, e che si scioglierà solo quando ti abbraccerò. Più stiamo lontani più la mia attitudine “forte” va perdendosi, sai? Adesso sobbalzo quasi ogni volta che ti vedo sbalzato via da qualche placcaggio, o quando finisci sotto un raggruppamento… finché non ti rialzi. So molto bene che non dovrei preoccuparmi, ed in effetti non lo faccio troppo seriamente… ma stare lontana da te così a lungo mi delibita un po’. Mi manca sentire che sei forte, appendermi sulle tue spalle, cercare di liberarmi dalle tue braccia senza riuscirci, farmi male quando per sbaglio ti sbatto addosso, e non riuscire a starti dietro mentre corri. Sono tutte cose che avrò bisogno di fare quando ci vedremo. E non credere che mi dimentichi… quando non ti scrivo lettere insulse come questa, stilo elenchi di promemoria e faccio busti in argilla! :)
In alternativa, se l’argilla dovesse finire, mi vedrai piombare a Parigi attorno a giovedì
o venerdì (per la gioia di Monsieur L.) – fais attention!

bisous

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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