MC05 – Pigout, le charcutier

L’episodio non avevo però cancellato i problemi che il "fatto occitano" portava con sè. Se i due giovani si erano chiesti reciprocamente scusa, era perchè non sopportavano lo scontro – avvenuto tra loro in modo del tutto non intenzionale – ma non perchè i motivi che avevano dato adito alla discussione fossero stati compresi e risolti. Su quelle questioni, Maxime restava della sua opinione, e Carla non aveva affatto sentore dei problemi che, a causa del suo coinvolgimento occitano, di lì a poco li avrebbero investiti.

Nei giorni seguenti il litigio di primavera, le cose erano tornate a scorrere serenamente. Maxime si era sforzato di non denigrare più il lavoro che Carla faceva a sostegno dell’associazione: una sera si era perfino offerto di portare nella loro piccola sede il vecchio video-proiettore di suo padre, unico mezzo che Carla e gli altri avevano per proiettare alcune vecchie pellicole fotografiche che la signora Salitot ci teneva a mostrare. Erano immagini delle campagne intorno ad Albi, risaltenti a 50 anni prima; la signora le aveva commentate ad una ad una, con aneddoti e racconti che avevano intenerito tutti… anche Maxime alla fine era stato davvero lieto di aver permesso ai presenti (meno di 20 persone) una serata simile.
Carla aveva per un attimo, vedendo Maxime tanto carino con madame Salitot, sperato in una sua "conversione"… ma a mente lucida aveva capito che quella sera lui era stato felice per la signora, che aveva realizzato il suo desiderio grazie alla disponibilità del proiettore dei Médard… non per altro. C’è una differenza tra ascoltare i racconti della propria nonna, per amore, e andare alla ricerca di anziane persone da intervistare per raccogliere memorie altrimenti destinate all’oblio – una differenza fondamentale. E Carla lo sapeva.
Un’altra volta, Carla aveva trovato ad aspettarla sul tavolo della cucina un girasole… ed un biglietto che diceva: Lo sapevi che il vecchio inno del Rugby Club Blagnac è in occitano? = )
Intanto la primavera continuava, alternando giorni di pioggia a giorni che si preparavano già all’estate dei Pirenei.
Carla era serena, anche se dalla sera del litigio c’era sempre qualcosa che la pungeva dietro gli occhi e sui palmi dei piedi, talvolta: era una sensazione di vaga tensione, come di qualcosa che incombesse. Carla era felice di come stavano andando le cose con Maxime ma, sotto l’idillio in superficie, il tarlo del senso di colpa la mordeva. Se Maxime era diventato di colpo così attento sull’argomento tabù era solo in virtù di un grande sforzo, che tentava invano di celare. Smascherarlo
sarebbe stato crudele da parte di Carla: difficilmente lui l’avrebbe perdonata. Ciò nonostante, Carla non poteva evitare di sentirsi in qualche modo egoista. Convinta di avere diritto di continuare a perorare la sua causa e, allo stesso tempo, di non meritarsi la nuova cura di cui lui la circondava, non a tanto avrebbe potuto aspirare: aveva chiesto di non essere derisa, ed ora lui le portava fiori in lingua d’oca! Lo squilibrio era sensibile, per quanto Maxime sperasse di poterne portare il peso da solo.

L’altalena di fiori e messaggi in occitano si ruppe il 27 aprile.
Era un mercoledì mattina; Carla e Maxime si erano presi una mattinata solo per loro, svegliandosi tardi e andando al bar. Avevano finto, ridendo, di essere i sedicenni innamorati che, insieme, non erano mai stati: tenendosi mano nella mano, mangiando brioches alla crema, salutando tutti i conoscenti con sonori buon giorno.
Una volta usciti dal bar, il sole era ben alto e scaldava. Loro sorridevano.
Poco più avanti, in rue St Claude, due uomini stavano urlando: uno dei due era un giovanotto sui 30 anni, molto magro e con bruni capelli corti e spettinati. Litigava con Monsieur Pigout, il quale l’aveva appena spinto fuori dalla sua charcuterie. Alcune persone si erano accalcate attorno alla vetrina e sul marciapiede dove stava avendo luogo l’alterco, e vociavano in supporto dell’uno o dell’altro.
Maxime e Carla avevano udito il trambusto, dapprima senza capirne il motivo; avevano scorto il piccolo assembramento di curiosi, ma solo da lontano. Poi avevano visto Pigout al centro, con il viso paonazzo, lamentarsi a pieni polmoni; un poliziotto era accorso, e con l’aiuto di un passante piuttosto nerboruto aveva bloccato il ragazzotto. Maxime aveva preso Carla per mano, e insieme erano corsi a vedere cose avesse il salumiere da gridare tanto. Avvicinandosi, Carla riconobbe il trentenne esagitato: l’aveva già visto due volte ad un paio di incontri al circolo, e ci aveva anche brevemente parlato, per quanto lui fosse stato poco loquace. Il suo nome era Pierre.
Mentre Carla tentava di farsi largo tra la gente per arrivare più vicino, era arrivata un’auto della polizia.
Monsieur Pigout continuava a ripetere di essere stato minacciato per non aver permesso al ragazzo l’affissione di un volantino sulla sua vetrina.
"Voleva picchiarmi, mi ha tenuto per il braccio, voleva tirarmi contro i vasi di pelati che sono sulla
mensola di destra, quelli grossi, da 2 chili… mi avrebbe spaccato la testa!" Era affannato, e probabilmente stava esagerando. Carla gridò a Pierre, che veniva portato verso l’auto della polizia, "Pierre, Pierre! Cosa è successo?".
Pierre non le rispose, o forse nemmeno la sentì, perchè continuava a ripetere "saremo una nazione, i Catalani ci guideranno. Saremo una nazione. Visca libertad!"
Maxime l’aveva persa di vista; era arrivato vicino a Pigout, e gli era bastata una sola occhiata per capire che l’uomo stava bene, illeso ma veramente molto spaventato. Sul pavimento della salumeria vuota c’erano dei vasi di conserva di pomodoro. Aveva toccato la spalla a Pigout, e si era rapidamente assicurato che fosse sano. Poi era tornato da Carla.
Nel frattempo, lì accanto, una signora grassa con una giacca di pelle nera fuori moda stava parlando con quello che sembrava un giornalista.
Maxime aveva raggiunto Carla, ancora scossa e incredula, lungo il marciapiede, e preoccupata per Pierre. L’aveva presa per un braccio e guidata attraverso la gente, desideroso di allontanarsi. Nell’uscire dal dedalo di astanti, i due sfiorarono l’intervistata, la quale, vedendo Carla, la indicò a braccio spianato e disse "Ecco, è amico di quella ragazza… organizzano riunioni la notte!".
Maxime, ignaro, aveva affrettato il passo – tanto che Carla lo seguiva con fatica – finchè non si erano allontanati.

M: Lo conoscevi? Conoscevi quel pazzoide?
C: Ma non è un pazzoide! Non credo, almeno…
M: Tu lo conoscevi, lo hai chiamato per nome!
C: Sì, è venuto un paio di volte al circolo, abbiamo avuto brevi conversazioni.
M: Hai capito perchè l’aveva tanto con Pigout? Solo perchè non lo aveva lasciato appendere un volantino in negozio. Lo ha minacciato per questo!
C: Come fai a sapere che Pigout non esagera?
M: Può darsi che non volesse ucciderlo, ma a grandi linee Pigout non mentiva: ho visto i barattoli di pomodoro a terra, nel negozio.
C: Oh…
M: Sì, "oh". Non siete tutti così squilibrati in quel circolo vero?
C: Ma Maxime, cosa ti viene in mente?! Noi non abbiamo alcuno scopo politico, siamo un circolo CULTURALE! E poi non conosco Pierre, e non l’avevo mai visto comportarsi male. Non avevo idea…
M: Sì, lo immagino… che brutto episodio, però!
C: Già, portato via così… questo non aiuterà la buona fama di chi si batte per la difesa dell’occitano… Proprio no.
M: Mmmh…Carla, io mi riferivo a Pigout, era molto spaventato. Cmq sì, gente come questa fa sembrare le vostre iniziative più minacciose che altro, temo. Ma molto dipenderà dalla risonanza che la cosa avrà…
C: Speriamo poca, accidenti.
M: Già… Cosa si mangia oggi? chiese poi con un ampio sorriso Maxime.

Il resto della giornata era trascorso normalmente. Maxime aveva allenamento nel pomeriggio, Carla invece era rimasta in casa a studiare, troppo pigra per andare in biblioteca. Maxime era rientrato alle 7, che Carla era ancora seduta al tavolo in salotto. Lui era andato a farsi un bagno caldo, e lei era rimasta a rileggere svogliatamente alcuni articoli dal codice. Alle 8 aveva acceso la Tv, ed era andata in cucina per preparare la cena. Aveva lasciato la Tv accesa in salotto, e ascoltava il Tg regionale senza molta attenzione… fino a quando non sentì di "un inquietante episodio avvenuto stamattina nel centro di Tolosa, ai danni di un piccolo commerciante. Sentiamo".
Lasciò immediatamente il cartoccio di carne a spargere sangue nel lavello e si fiondò in salotto, pulendosi le mani su un grembiule e alzando il volume. Era proprio il servizio su Pierre! Chiamò forte Maxime.
Il Tg mostrava il luogo del fatto, rue Chaiffoul, il marciapiede e la vetrina del negozio. Il servizio era stato fatto quando la gente se n’era già andata.
Maxime arrivò in salotto in accapatoio e ciabatte. Lei era seduta sul bracciolo del divano, lui in piedi dietro al divano.
Pigout nel servizio era stato intervistato abbastanza lungamente, e aveva ripetuto con più dettagli ma uguale agitazione le parole che aveva detto quella mattina: la richiesta di affissione negata, la rabbia del giovane, i suoi occhi "da pazzo", le minacce al pomodoro, l’arrivo della polizia. Poi fu mostrata una copia del volantino, finito dalle mani di Pierre a quelle della polizia municipale. Era un semplice ciclostilato stampo anni ’60, su cui si leggeva "Nazione Occitana", "indipendenza", e
"glorioso esempio catalano". Maxime taceva, Carla commentò "E’ solo un esaltato".
Il servizio già volgeva al termine quando la giornalista proseguì "vi mostriamo ora un video girato da un video-amatore che si trovava sul posto, e che ha raccolto una testimonianza oculare". Apparve allora  sullo schermo la donna grassa con la giacca di pelle che, quella mattina, aveva indicato Carla. Il video (meno di un minuto di registrazione totale) era stato evidentemente inviato dall’aspirante reporter alla redazione del telegiornale locale. La ripresa era chiaramente dilettantesca e l’audio lasciava a desiderare, ma ciononostante le parole della donna si capivano e, quel che era peggio, al gesto della donna la camera era stata velocemente spostata su Carla che passava veloce lì affianco, scortata da Maxime.

Carla nel vedersi rimase pietrificata.
"Non sappiamo quale sia l’effettivo collegamento tra il giovane squilibrato, ancora detenuto dalla polizia per accertamenti, e la ragazza che avete visto, la quale era in compagnia dell’idolo locale, il giocatore dello Stade Toulousain, Maxime Médard. Da Tolosa è tutto, a voi la linea"

Aveva smesso di respirare. Il Tg andava avanti ma era come se lei non sentisse più niente. Non osava guardare Maxime.
Non capiva bene il senso delle ultime parole della giornaliste, cosa implicassero… le fischiavano le orecchie, sentiva la catastrofe imminente. Maxime allungò la mano sul divano, prese il telecomando e spense la tv. Lo schermo nero la riportò alla realtà; si voltò verso di lui, che aveva gli occhi chiusi, e la bocca serrata. Quando aprì le palpebre e la guardò, non sembrava arrabbiato con lei.
"Maxou, io…" iniziò Carla, lasciando la frase a metà. Non sapeva come continuare. Che le dispiacesse era una banalità. Non sapeva come fare.
"Bel casino", disse lui, con un sorriso tirato. "L’idolo locale, comunque. Mi giunge nuova, come definizione" rise amaramente.
"Maxou, io…" tentò di proseguire lei, ma fu interrotta "Ho un sacco fame, Carla. Tra quanto è pronto?"

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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