And you cry and you cry…he’s alive he’s a lie

And you cry and you cry…he’s alive he’s a lie” (?)

Esiste qualcosa nella voce che mi fa ricordare di quando ero bambina, che a pensarci non ero molto diversa da adesso… c’è qualcosa nella voce che mi rimbalza indietro, a quando pensavo meno e sentivo di più. E mi tocca da qualche parte dentro che mi sento praticamente ancora nella mia games’ box, in un indolente tramonto, che è simbolico di tutto quello che ero senza saperlo. Mentre ora lo so benissimo cos’ero, ora che vorrei ritrovarlo. Ma immagino non ci sia una marcia indietro… posso solo chiudere il cerchio e tornare al punto di partenza facendo una strada. Facendo comunque una strada. Se poi è al punto di partenza che intendo tornare… o non piuttosto ad un punto implicito ancora precedente la partenza che io ricordo. Un punto precedente in cui non sono mai stata. Un punto che stava prima della nascita. E che presumibilmente starà dunque oltre la morte. Proprio dove si chiude il cerchio.

Everybody here comes from somewhere!

A queste ore della notte con un libro fotocopiato davanti (illegalmente) non bado più at my notes, ma mi vedo solo in una specie di enorme sagra popolare, in un deserto andaluso. Spersa e sola ma incredibilmente serena e sentendomi a casa. Sono i miei soliti trip profumatissimi e concretissimi, di me che in un certo momento (frequente, molto) del giorno o della notte mi vedo in certo posto, preciso, molto preciso. Con odori sapori rumori gente, dettagli e tutto. E non è tanto che vorrei essere lì (come stavolta sono luoghi dove magari non ho ancora messo piede fisicamente): è solo che mi sento più lì che dove sono realmente. Oppure è che sento che dovrei essere più lì che qui. O è solo che ho ancora sacche di immaginazione e fantasia che si sgonfiano di colpo e molto velocemente, ed evaporano i loro contenuti sotto il mio naso… e come la Pizia do fuori di matto e penso e dico cose poco sensate. Ah, povera Pizia!… “And you cry and you cry…he’s alive he’s a lie

Degli islandesi ai giardini di Boboli. Ecco un’altra cosa che deve essere interessante, specie in luglio. Ma qui stiamo sfociando anche troppo nelle possibilità concrete.

Poi comunque è buffo che, quando mi immagino delle cose che vorrei (inconsciamente), so (conscissimamente) che se anche le potessi realizzare prima o poi non saranno mai esattamente come le ho sentite, a dispetto (o a causa) della puntigliosità con cui mi si sono presentate certe IDEE. “Zen experience sweet delirious”

L’Europa geografica è davvero piccola, a pensarci bene (se riteniamo di escludere la Russia, il che del resto è ovvio visto che ho parlato di Europa geografica). Però ci sono così tante cose diverse in Europa da fare e da vedere, e da conoscere, e da vedere, vedere, vedere, vedere! Così tante minuscole comunità di persone che litigano e rivendicano la loro ABISSALE diversità e autonomia dalla minuscola comunità vicina. Ed io sarei normalmente proprio dalla parte di questi rompicoglioni indipendentisti… ma raramente, quando ritrovo il senno – o lo perdo più positivamente, in sere simili –, mi vedo sopra l’Europa e mi dico che tutte queste formichine devono proprio essere impazzite. E che una non ha senso sia emozionata per scavalcare una pozzangheretta di mare in volo e atterrare lì poco lontano su un’altra zolla/briciola di terra iberica.

the making up of the making up… of the making up…

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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