Shakespeare and Co. – Antiquarian Books

C’è un negozio di libri antichi, a Parigi, lungo la Senna, che è un mondo magico per chiunque sia alla ricerca di libri che si portano dietro una storia. E’ un negozio piccolissimo, in cui anche solo con 5 persone all’interno non ci si gira più negli esigui spazi, in cui si teme di urtare ad ogni movimento qualche scaffale o pila di volumi, e di farli cadere, e magari di rovinarli, tanto alcuni (la maggior parte) sono vecchi e dunque fragili. La ricerca disordinata tra gli scaffali alti fino al soffito potrebbe soddisfare senza dubbio tanto il più facoltoso collezionista quanto il più squatttrinato studente, dal momento che comunque tenere tra le mani e sfogliare un libro che ha quasi due secoli di vita, sapendo di poterlo eventualmente comprare, è molto diverso dall’avere a che fare con antichi testi conservati nelle biblioteche. L’emozione dovrebbe essere la stessa, a rigore, ma in qualche modo mi capita sempre di fantasticare su quali incredibili e avventurose peripezie abbiano passato i libri “privati” che vantino una vita così lunga. In quali e quante mani siano passati, in quante borse, in quante case… che prezzo siano arrivati ad avere negli anni, da quello della loro prima vendita al prezzo corrente – e, specie nel caso si decida di comprare il libro, quale prezzo potrebbero col passare del tempo ancora raggiungere! Questi libri sono come scrigni per due ordini di motivi: innanzitutto, lo sono perchè sono libri, e dunque contengono conoscenza, saggezza, arte, pensieri, ed in secondo luogo perchè sono oggetti che hanno visto scorrere il tempo, lo hanno attraversato, ne sono stati testimoni, sono stati custoditi da molti e a molte distruzioni sono sopravvissuti. Se potessero parlare, ne saprebbero più di qualunque altro cucchiaio, armadio, quadro, arma, o gioiello. Inoltre, la carta assorbe e conserva gli odori, specie se stretta nel cuoio delle copertine. Sono cose così affascinanti, così attraenti da sembrare vive… qualcosa con cui avere una comunicazione, un rapporto. Scegliere tra alcuni di essi è una cosa estremamente difficile: mi capita di essere così tanto emozionata nello scorrere le dita lungo il dorso dei volumi, come se dovessi avvertire una scossa di energia, che mi tremano le dita. Da Shakespeare and Co. i volumi sono così tanti che è difficile discernere. Non hanno un ordine, e cercare un testo preciso è arduo, se non impossibile. Io sono andata a casaccio, lanciando gli occhi e poi le mani sui dorsi meglio conservati, dai nomi conosciuti, cercando avidamente i luoghi di pubblicazione più allettanti e gli anni di stampa più lontani nel tempo. I casi in cui ci si innamora di qualche volume, schiena contro schiena con altri individui alti e magri e pallidi e immersi in altri pensieri rispetto alla realtà, sotto gli occhi del gatto che presidia la porta, sono controllabili solo dalla capacità del portafogli. A volte, anche se dopo pochi minuti di valutazione si vorrebbe potersi dichiarare proprietari del volume prescelto, si deve por fine all’infatuazione, poggiare l’item, e voltargli le spalle. Del resto, da tutta Europa la gente viene sulla riva sinistra della Senna per cercare libri antichi; a volte i prezzi fan presto a salire. Trovo molto difficile anche valutare l’onestà dei prezzi fissati; come se non bastasse, io sono una pessima affarista: quando qualcosa mi piace davvero (raramente accade) e la voglio a tutti i costi, non riesco a pormi il dubbio se il prezzo a cui è in vendita sia proporzionato o meno, e mi resta solo il dubbio: lo posso affrontare o no? Se la risposta è sì, state certi che pagherò quanto mi si chiede, fosse anche 100 euro per una sigaretta.
La lavagna fuori dal negozio dice:
Some people call me the don Quixote of the Latin Quarter because my head is so far up in the clouds that i can imagine all of us are angels in paradise. and instead of being a bonafide bookseller i am more like a frustrated novelist. store has room like chapters in a novel, and the fact is Tolstoj and Dostoevskij are more real to me than my next door neighbors, and even stranger is the fact that even before i was born Dostoevskij wrote the story of my life in a book called “the idiot” and ever since reading it i have been searching for the heroine, a girl called Nastasia Filipovna. One hundred years ago my bookstore was a wine shop hidden from the Seine by an annex of the hotel Dieu Hospital which has since been demolished and replaced by a garden. and further back in the year 1600 our whole building was a monastery called la maison du mustier. In medieval times each monastery had a frere lampier whose duty was to light the lamps at nighten. I have been doing this for fifty years. Now it’s my daughter turn. GW”

George Whitman è il leggendario proprietario della Shakespeare and Company. Originario di Salem, Massachusetts, negli ultimi sessant’anni ha fatto di Parigi la sua casa. George è un bibliofilo di tale levatura che insiste affinchè i suoi ospiti leggano un libro al giorno e crede di vivere esso stesso in un romanzo. A 91 anni, si è recentemente ritirato dagli affari, ma resta ancora raffigurato nell’insegna sopra il suo negozio. Durante il Festival Letterario 2006, il ministro francese per la cultura ha insignito George del titolo di “Officier des Arts et Lettres”, con una medaglia per il suo contributo alle arti negli ultimi 50 anni.

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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