spina o rombo di sole

Spina o rombo di sole intaglia
all’improvviso l’occhio e lo conduce
alla sua lacrima più calda sopra l’osso:
la goccia ara la guancia fresca e il labbro
dove triplica l’arsura della sabbia.
Allora desto e vivo dentro il fiato
che ha ripreso il suo percorso più veloce
è un tremito esitante di corteccia
poi subito pensiero o distrazione
verso l’acqua.
Colmo d’assenza come un’orma
dolcezza il brulichio del “fuori”
è già esplosione: sibila un gesto
vola un pallone, un canto scioglie
risa e stuoie accanto.
È tutto qui il martirio
la giunzione tra la carne e il desiderio
tra il delirio e la ragione
il limite tra ciò che vive o muore.
Così, purissimo e lampante,
dalla cupa leggerezza in cui staziona
il corpo (solo) prima dell’azione
è tutto il mio scampo
che lascia uno spiraglio all’incoscienza
al mio bisogno di scompiglio.
L’attimo prima di ricordarmi del mio nome.
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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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