Niki e le Nanas

Che Niki de Saint Phalle fosse un’artista interessante, non lo potevo sapere, anche se forse avrei dovuto.

Fatto sta che a 4 anni dalla sua scomparsa, un giorno vado a vedere una mostra veneziana di una collezione privata e m’imbatto nella produzione artistica di una delle poche donne che mi riescono ad ispirare ammirazione estrema (e c’è da dire che per quanto riguarda i giudizi artistici sono ancora decisamente – e pietosamente, forse – maschilista).

Nata in Francia nel 1930, Niki cresce a NewYork. Già da bambina scrive poesie e commedie, dipinge (la espellono perfino da una scuola per aver dipinto su delle statue). A Barcellona, scopre l’architettura di Gaudi, che la influenza molto. Dopo la sua prima mostra in Svizzera a ventisei anni, inizia a lavorare con assemblaggi realizzati con oggetti trovati, gesso e pittura, che poi la caratterizzeranno sempre.
Separatasi dal marito scrittore, da cui aveva avuto due figlie, inizia una lunga produttiva collaborazione con lo scultore Jean Tinguely. Originalissimi sono i suoi «tirs», una serie di azioni durante le quali il pubblico o lei stessa sparano con la carabina su dei rilievi di gesso dove si trovano dei sacchetti di pittura che esplodono al momento dell’impatto. Entrata a far parte del gruppo dei Nuovi Realisti, partecipa con Robert Rauschenberg, Jasper Johns eTinguely al concerto Variations II di John Cage all’ambasciata USA a Parigi.
Verso la fine degli anni 60, mostra le sue prime sculture «Nanas» a New York e a Parigi, tra cui spicca la «Hon», una gigantesca Nana incinta e sdraiata sulla schiena, per il Moderna Museet di Stoccolma. Da questo momento in poi si da alla costruzione di sculture, gruppi di sculture e architetture fantastiche, in tutto il mondo: a Gerusalemme il Golem, in Belgio il Drago… fino al famoso «Le Nanas Conquistano la Citta», installazione permanente di tre nanà monumentali nel centro della città di Hannover. Inoltre, scrive e realizza 2 film.

Tra il 1979 il 1996, Niki si concentra principalmente sulla costruzione dei «Giardino dei Tarocchi»  a Garavicchio, nel sud della Toscana, nato grazie alla solidarietà della famiglia Caracciolo che da a Niki la possibilità di realizzarlo in un appezzamento di terreno di proprietà. L’installazione è composta da gigantesche sculture, alte circa 12/15 metri, che raffigurano i 22 Arcani Maggiori delle carte dei Tarocchi, e fu ispirata dal parco Guell di Gaudì a Barcellona (stessa carica esoterico-simbolica!). Le sculture sono costruite in cemento armato e ricoperte da un mosaico di specchi, vetri e ceramiche colorate, ed alcune sono perfino abitabili.

In più, sua è la parigina «Fontana Stravinsky» accanto al Centro Georges Pompidou, nonchè l’installazione di «Sun God», altra scultura monumentale, all’Università della California a San Diego.
Nell’ultima parte della sua vita, trasferitasi in California, Niki continua a lavorare: collabora nuovamente con l’architetto Botta (che già l’aveva aiutata per la biglietteria del Giardino dei Tarocchi) sul progetto di un’Arca di Noè monumentale per Gerusalemme, realizza un drago per bambini – in pietra, vetro e ceramica – nel sud della California ed un angelo – di 10 metri – per la stazione ferroviaria di Zurigo.

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El búho deja su meditación, limpia sus gafas y suspira. Una luciérnaga rueda monte abajo, y una estrella, se corre. El búho bate sus alas y sigue meditando. Federico Garcia Lorca
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